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La Casa con la Barchetta: un errore da correggere.

C’è una casa sul Lungomare Mediterraneo, proprio di fronte al porto turistico di Marina di Ragusa, che da sempre affascina residenti e visitatori. È nota come “la casa con la barchetta” per quella singolare prua scolpita sulla facciata, che sembra lanciarsi verso il mare. Un piccolo gioiello architettonico che oggi torna al centro dell’attenzione per un errore storico riportato nel libro “Marina di Ragusa. Storia di una perla del litorale ibleo” di Giuseppe Gurrieri.

Nel volume, il professor Gurrieri attribuisce la costruzione di quella casa al canonico Ignazio Nifosì di Ragusa Ibla. Si legge:

“Essa fu eretta dal canonico camerlengo Ignazio Nifosì di Ragusa Ibla […] amante di Mazzarelli, per questo costruì la sua casa con la barchetta proprio nel piccolo borgo.”

Ma questo non corrisponde alla realtà storica.

La casa in questione fu progettata nel 1927 per volontà di Don Salvatore Gravina, filantropo originario di Caltagirone e legato a Ragusa tramite la moglie Rosa Majorana, nobildonna di Ibla. Gravina, noto anche per aver donato i terreni su cui oggi sorge l’ospedale che porta il suo nome, scelse Mazzarelli per la villeggiatura estiva della sua famiglia e commissionò la costruzione della casa in quella posizione suggestiva.

Il progetto fu affidato all’architetto Carmelo Arezzo di Treffiletti¹, nato a Modica nel 1889, tra le figure più originali dell’architettura siciliana del primo Novecento. Non si trattò di una semplice abitazione, ma di una vera e propria opera d’arte.

Pur essendo contenuta nelle dimensioni, la casa è un piccolo manifesto dell’eclettismo architettonico: elementi neogotici, richiami liberty, giochi di pieni e vuoti. E soprattutto quella barca scolpita sulla facciata, che non è un elemento decorativo casuale ma un dettaglio fortemente simbolico. Un tempo vi era inciso il nome Maria, in omaggio alla figlia di Gravina, nata proprio nel 1927, anno della progettazione. Oggi, quel nome non è più visibile: il tempo e un successivo intervento di ristrutturazione lo hanno cancellato. Ma il significato resta.

Un dettaglio che rende ancora più evidente quanto quella casa sia frutto di una visione personale, familiare, affettiva, e non certo del canonico Nifosì.

A onor del vero, il canonico Ignazio Nifosì possedeva effettivamente una casa per la villeggiatura a Mazzarelli, proprio accanto a quella di Gravina. È facilmente riconoscibile ancora oggi per la presenza di una rigogliosa bougainvillea che ne adorna la facciata. Una bella dimora, certo, ma diversa per storia, funzione e stile.

Le fonti che attestano con chiarezza la paternità, la committenza e la datazione della casa con la barchetta sono documentate e consultabili sul libro “Carmelo Arezzo di Treffiletti: Sfumature di un architetto, creatività e umanità di un uomo nella Ragusa Ibla del 1900” di Carmelo Arezzo di Trifiletti junior.

I fatti parlano. E quando parlano chiaro, non serve aggiungere altro.

Antonio Carnemolla

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¹ Il cognome originario dell’architetto era Treffiletti, così come appare nei documenti del tempo. In seguito, la famiglia adottò la forma Trifiletti, come si può evincere dal nome dell’autore del libro. Entrambe le forme si riferiscono alla stessa linea familiare.

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Casa di Ignazio Nifosì

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