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Il mio Blog

Negli ultimi anni, i droni sono diventati i protagonisti indiscussi della narrazione visiva. Riprese aeree mozzafiato invadono i social, mostrando città, borghi e paesi da prospettive inedite. Immagini spettacolari, senza dubbio, ma che rischiano di ridurre il racconto a una sequenza di panorami dall’alto, finendo per sembrare, alla lunga, tutte uguali.

Dove sono le persone? Le storie? La memoria che rende unico ogni luogo? I droni sono strumenti straordinari, capaci di valorizzare paesaggi come mai prima d’ora. Tuttavia, il loro utilizzo eccessivo rischia di appiattire la narrazione. Piazze simmetriche, tetti colorati, lungomari che si affacciano sul mare: belli, certo, ma privi di quell’anima che nasce dall’interazione umana.

Un video che racconta un luogo deve andare oltre la bellezza dei panorami. Deve scendere tra le strade, catturare i volti, ascoltare le voci, raccogliere testimonianze e immortalare i gesti che rendono vivo un borgo o una città. Ogni luogo meriterebbe un custode della memoria, qualcuno che raccolga storie, interviste, immagini e dettagli per raccontare ai posteri chi c’è stato prima. Filmare l’anima di un luogo significa custodire la memoria delle persone che lo abitano e degli spazi che li definiscono. Queste immagini non sono solo belle: diventano documenti storici, capaci di tramandare storie ed emozioni alle generazioni future.

Venti anni fa, con una vecchia videocamera, ho girato un documentario intitolato “Terra Mia”. (per vedere il trailer clicca qui). All’epoca non esistevano droni, e quelle immagini erano semplici, intime, autentiche. Riprendevo persone, volti, luoghi che oggi non esistono più. Guardando quel materiale oggi, mi rendo conto di quanto sia diventato prezioso: un frammento di storia che racconta chi eravamo e da dove veniamo.

Il drone dovrebbe essere un dettaglio, un elemento per mostrare dove ci troviamo, non il protagonista del racconto. Un borgo non è fatto solo di tetti e vicoli, ma delle vite che si intrecciano tra le sue strade, di un passato che si fonde con il presente. E questo, un drone da solo non può raccontarlo.

Forse è solo il mio punto di vista, ma credo che l’immagine visiva, per quanto potente, debba sempre lasciare spazio al racconto umano. Ogni luogo merita di essere narrato attraverso le storie che lo attraversano, le persone che lo vivono e i ricordi che custodisce.

Raccontare un luogo va oltre ciò che si vede: significa catturare l’essenza delle sue persone, delle sue tradizioni e della sua memoria. Questa memoria, se ben custodita, è ciò che resta quando tutto il resto cambia.

Antonio Carnemolla

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