Passeggiando per Piazza Torre a Marina di Ragusa, ci si imbatte in alcune basole lisce che spiccano nella pavimentazione. Questi dettagli raccontano una storia: il luogo dove un tempo sorgeva la “Camperia”. In realtà, il nome corretto sarebbe “Camparia”, ma nel gergo degli abitanti di Mazzarelli (Marina di Ragusa) è divenuto “Camperia”. L’edificio, costruito intorno al 1880, venne realizzato con la ‘pozzolana’, un cemento proveniente da Pozzuoli. In siciliano, i vecchi pescatori, tra cui il mio bisnonno Memmo Zizzi Carnemolla, lo chiamavano affettuosamente ‘Pozzuolame’. Era comune sentirli dire: “Sta Camperia fu custruita cu pozzuolame,” evidenziando l’attenzione che all’epoca si riservava alla funzionalità delle costruzioni. Questo materiale, scelto per la sua resistenza all’umidità e alla salsedine, era perfetto per una struttura edificata sulla spiaggia.
La Camperia era il cuore operativo dei pescatori di Marina di Ragusa, un luogo dove si intrecciavano reti, si pianificavano le battute di pesca e si condividevano storie di mare. Con il passare del tempo però cadde in disuso. Abbandonata dagli anni ’70, l’edificio divenne decadente e pericolante.
Nel 2006, durante la progettazione della riqualificazione del lungomare e di Piazza Torre, il destino della Camperia divenne oggetto di accesi dibattiti. Prima del suo abbattimento, avvenuto nel 2007, ci furono confronti tra i politici locali e il “Consiglio di Quartiere” di Marina di Ragusa per delineare il futuro dell’edificio. L’assessore ai lavori pubblici dell’epoca sosteneva che l’edificio avesse un certo valore, ma il suo recupero avrebbe comportato costi troppo elevati per le casse comunali. Nel frattempo, l’allora sindaco era determinato a trasformare il lungomare e Piazza Torre in spazi più moderni e accoglienti per la comunità e i visitatori.
Mio padre, memoria storica della borgata, espresse un’opinione chiara in un’intervista al Giornale di Sicilia del 13 aprile 2007. Secondo lui, la Camperia non aveva alcun valore storico e architettonico. Inoltre, l’edificio copriva parzialmente la Torre Cabrera (nota anche come Torre Celestre), nascondendone non solo la bellezza, ma anche il ruolo centrale che merita come simbolo del borgo.
Personalmente, non ho motivo di dubitare delle sue parole. Mio padre è stato un appassionato conoscitore della storia di Marina di Ragusa, dedicando anni a raccogliere fotografie, testimonianze e racconti per preservare la memoria della nostra comunità. Sarebbe impensabile che potesse esprimere un’opinione senza fondamento. Se avesse ritenuto la Camperia di qualche valore storico o architettonico, non avrebbe esitato a sostenerne la conservazione. La sua esperienza e il suo amore per questa terra rendono le sue dichiarazioni degne di fiducia e rispetto.
L’abbattimento della Camperia, sebbene oggetto di accese polemiche, ha avuto il merito di restituire piena visibilità alla Torre Cabrera, valorizzandola come punto focale e identitario di Marina di Ragusa. Grazie a questa scelta, la Torre è tornata a essere il simbolo indiscusso della borgata, un faro che illumina la sua storia e ne custodisce l’anima.
Tuttavia, le polemiche esplosero solo dopo la demolizione. Mi sono spesso chiesto: perché non intervenire prima? Negli anni ’80, ’90 o persino nel 2000, nessuno si è interessato alla Camperia. Non ci fu alcun progetto di riqualificazione né un tentativo concreto di preservarla. Questa indifferenza degli abitanti di allora ha determinato il destino dell’edificio. Quando un luogo viene abbandonato per decenni, diventa difficile giustificarne la conservazione, e il suo valore va inevitabilmente perduto.
Pur amando profondamente il mio paese e raccontandone la storia, credo sia necessario riflettere con attenzione su alcune scelte. Non tutti gli edifici possono essere salvati. Alcuni, come la Camperia, sebbene significativi per la loro funzione originaria, finiscono per perdere valore con il tempo, soprattutto se lasciati in rovina. La demolizione della Camperia non è stata un atto contro la memoria, ma una scelta che ha permesso di valorizzare un altro simbolo fondamentale: la Torre Cabrera.
Eppure, non possiamo ignorare che a Marina di Ragusa esistevano altri edifici di grande valore storico, architettonico e culturale che avrebbero meritato di essere preservati. Magazzini, tonnare e persino una chiesa furono abbattuti senza che ci fossero dibattiti o polemiche.
Di queste storie dimenticate vi parlerò nei prossimi articoli, perché ogni pietra perduta racconta una parte della nostra identità che non possiamo permetterci di ignorare.
La vicenda della Camperia ci insegna che le decisioni sul patrimonio storico devono essere prese con consapevolezza e cura. La memoria non deve essere vista come un peso, ma come una guida. È fondamentale proteggere ciò che ha valore prima che sia troppo tardi, distinguendo tra ciò che può e deve essere salvato e ciò che, con il tempo, non rappresenta più l’identità del nostro territorio. Marina di Ragusa ha tanto da raccontare, e spetta a noi raccogliere queste storie per evitare che finiscano nell’oblio.
Antonio Carnemolla
Se questa storia ti ha incuriosito, ti invito a guardare il mio reel su Instagram dedicato alla Camperia clicca qui per vederlo e a scoprire il progetto a cui sto lavorando per riscoprire e valorizzare l’antica Mazzarelli leggi l’articolo qui.